Hai donato le quote ai tuoi figli stando “tranquillamente sotto il milione” di franchigia. Il notaio ha scritto “imposta non dovuta”, tu hai brindato, fine.
Cinque anni dopo torni dal notaio per la seconda donazione e ti ritrovi un’imposta del 4% che non avevi messo in conto. Su numeri da impresa parliamo di migliaia, a volte decine di migliaia di euro, che spuntano dal nulla. Ed è tutto perfettamente legale: nessuno ti ha fregato, sei stato tu a non sapere come funziona il coacervo.
Il punto che quasi nessuno ti dice: la franchigia di un milione non è una cassaforte con dentro un milione fermo. È un numero che si ricalcola al valore di oggi ogni volta che doni di nuovo. Se la tua azienda è cresciuta — e se l’hai donata ai figli probabilmente è cresciuta — quel milione si è già mangiato pezzi che credevi intatti.
E qui arriva la parte che fa più male, quella che in Studio vediamo sbagliare di continuo: non serve aver esaurito tutta la franchigia per pagare. Basta averla erosa. Chi pensa “ho donato 400 mila, sono lontanissimo dal milione” spesso scopre che, rivalutata a oggi, quella donazione vale 1,2 milioni e la franchigia è già andata.
Qui non ti spieghiamo la legge. Ti spieghiamo come evitare che una vecchia donazione ti mangi oggi la franchigia senza che tu te ne accorga.
Indice
- 1. Cos’è davvero il coacervo (e cosa è cambiato dal 1° gennaio 2025)
- 2. Il “valore attuale”: la trappola che ti svuota la franchigia mentre dormi
- 3. I due modi in cui ci rimetti: franchigia azzerata vs franchigia erosa
- 4. Valore storico o valore attuale? Il dissenso che l’Agenzia vince comunque
- 5. Nuda proprietà e usufrutto: l’effetto tenaglia che ti aumenta il conto
- 6. Visto in Studio: due casi veri (anonimizzati)
- 7. Tre esempi numerici da impresa
- 8. Le domande che ci fanno davvero in studio
- 9. Fonti
- 10. Cosa fare domattina
1. Cos’è davvero il coacervo (e cosa è cambiato dal 1° gennaio 2025)
La norma. Il coacervo è la somma. Quando doni di nuovo allo stesso figlio, alle donazioni nuove si sommano tutte quelle che gli hai già fatto, per vedere quanta franchigia ti resta. Lo dice l’art. 57 del TUS (D.Lgs. 346/1990), riscritto dall’art. 1 del D.Lgs. 139/2024 con effetto dal 1° gennaio 2025: il valore attribuito a ciascun donatario è maggiorato, ai soli fini delle franchigie di cui all’art. 56, di un importo pari al valore delle donazioni a lui anteriormente fatte dallo stesso donante.
Commento del Partner. Attenzione a non confondere i due coacervi, perché qui casca metà dei colleghi. Il coacervo successorio — quello che sommava le donazioni in vita al momento della morte — è stato abrogato dalla riforma (via l’art. 8, comma 4, TUS). Morto e sepolto. Ma il coacervo donativo, quello dell’art. 57, è vivo e vegeto. La riforma non l’ha toccato per gentilezza: l’ha confermato apposta. Quindi se senti dire “il coacervo non esiste più”, è vero solo per le successioni. Tra donazioni in vita continua a mordere.
Ma perché l’imprenditore lo ignora? Perché alla prima donazione non paga niente e si convince che le donazioni ai figli siano gratis fino al milione. È un’illusione ottica. La franchigia non è “un milione a vita facile”: è un plafond che ricontrolli ogni volta, e lo ricontrolli ai valori di oggi, non a quelli del giorno in cui hai firmato. Le tre conseguenze pratiche per chi non fa i conti prima: (1) ti presenti dal notaio con un budget sbagliato e salta tutto; (2) paghi un’imposta che potevi pianificare per tempo; (3) nei casi peggiori sbagli la dichiarazione in atto e ci aggiungi pure la sanzione.
Tienila a mente, perché è la formula che ti porti via:
| Franchigia residua vera = 1.000.000 € – valore attuale delle donazioni pregresse Imposta = 4% sulla parte della nuova donazione che supera la franchigia residua |
2. Il “valore attuale”: la trappola che ti svuota la franchigia mentre dormi
La norma. Sempre l’art. 57, ultimo periodo: “per valore delle donazioni anteriori si intende il valore attuale dei beni e dei diritti donati”. Tre parole che valgono soldi: valore attuale. Non il valore scritto nel vecchio atto. Il valore che quei beni hanno oggi, al momento della nuova donazione.
Commento del Partner. Qui sta la fregatura, ed è elegante. Tu hai donato il 13% della tua azienda nel 2019, quando il patrimonio netto valeva tot. L’atto registra un numero. Tu ti affezioni a quel numero. Ma quando torni a donare nel 2025, l’Agenzia non guarda il numero del 2019: ti rivaluta quel 13% al valore di oggi. E per le quote non quotate “valore di oggi” significa la quota proporzionale del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio pubblicato (o dall’ultimo inventario regolarmente redatto), tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti — lo dice l’art. 16 TUS. Se nel frattempo l’azienda ha raddoppiato il patrimonio netto — cosa normale per un’impresa sana in sei anni — la tua donazione “storica” da 400 mila oggi pesa 900 mila, o un milione, o più. E la franchigia se n’è andata mentre tu non guardavi.
Ma perché è così insidioso? Perché premia chi ha costruito valore. Più l’azienda è cresciuta, più la vecchia donazione si gonfia, più franchigia ti mangia. È la beffa: proprio l’imprenditore bravo, quello che ha fatto crescere i numeri, è quello che si ritrova la franchigia prosciugata alla seconda donazione. Chi ha un’azienda ferma o in perdita, paradossalmente, sta più tranquillo.
E qui ti anticipo il capitolo 3, quello scomodo: non pensare che il problema riguardi solo chi ha già donato cifre enormi. Anche la donazione “piccola” rivalutata può erodere quel tanto che basta a farti pagare sulla nuova. Non serve sfondare il milione. Basta avvicinarsi.
3. I due modi in cui ci rimetti: franchigia azzerata vs franchigia erosa
La norma. In linea retta — cioè da genitore a figlio — la franchigia è di 1.000.000 di euro per ciascun figlio e l’imposta sulla parte che eccede è del 4% (art. 2, commi 48-49, D.L. 262/2006). Tradotto: doni a tuo figlio fino a un milione e non paghi niente; sopra il milione, paghi il 4% sulla parte in più. Per i fratelli la franchigia scende a 100 mila e l’aliquota sale al 6%; per gli altri parenti e per gli estranei franchigia zero e aliquote dal 6 all’8%. Ma qui parliamo di chi dona ai figli, che è il caso normale dell’azienda di famiglia.
Commento del Partner. Adesso la parte che nessuno ti spiega bene. Ci sono due modi diversi di rimetterci, e il secondo è quello che frega le persone intelligenti.
Il primo modo è l’azzeramento. La donazione di ieri, rivalutata a oggi, supera da sola il milione. Risultato: franchigia finita, zero margine, la nuova donazione la paghi tutta al 4% dal primo euro. Brutale ma almeno è evidente: chi ha già donato grosso lo mette in conto.
Il secondo modo è l’erosione, ed è subdolo. La donazione di ieri, rivalutata, non sfonda il milione: si ferma, mettiamo, a 700 mila. Tu pensi: “Perfetto, ho ancora 300 mila di margine.” E in effetti è così — ti restano solo 300 mila, non i 600 mila che avevi in testa basandoti sul valore vecchio. Quindi se oggi vuoi donare 500 mila, su 200 mila ci paghi il 4%. Sono 8.000 euro che non avevi previsto, nati dal fatto che la tua vecchia donazione “piccola” nel frattempo è cresciuta.
Ma perché la gente ci casca? Perché ragiona con il numero scritto sul vecchio atto. “Avevo donato 400 mila, sono lontano dal milione, dormo sonni tranquilli.” Sbagliato. Quei 400 mila erano il valore del 2019. Se l’azienda è cresciuta, oggi quella stessa donazione può valere 800 mila, 900 mila, un milione e due. La franchigia non si consuma con i valori che ricordi tu: si consuma con i valori di adesso.
Mettiamola in tabella, perché è l’unico modo per vederla davvero.
| Cosa hai in testa tu | Cosa dice l’Agenzia |
| Donazione 2019: 400.000 € | Donazione 2019 rivalutata a oggi: 950.000 € |
| Franchigia residua: 600.000 € | Franchigia residua: 50.000 € |
| Nuova donazione 300.000 € → tutta esente | Nuova donazione 300.000 € → 250.000 € tassati al 4% = 10.000 € |
| Imposta che ti aspetti: 0 € | Imposta che paghi: 10.000 € |
Stessa identica operazione. Cambia solo che uno dei due ha fatto i conti con i numeri giusti e l’altro no.
4. Valore storico o valore attuale? Il dissenso che l’Agenzia vince comunque
La norma. Il punto su cui si gioca tutto è il significato di “valore attuale” nell’art. 57. C’è chi prova a sostenere che la vecchia donazione vada presa al valore storico, quello dichiarato e tassato all’epoca. È la tesi che ti farebbe comodo, perché congela il vecchio numero e ti salva la franchigia. Peccato che sia la tesi perdente.
Il dissenso tecnico (qui la norma dice una cosa, la Cassazione ha ondeggiato, l’Agenzia ha cambiato idea):
- La legge, letteralmente, dice “valore attuale”. Non “valore dichiarato”, non “valore storico”. Attuale vuol dire di oggi.
- La Cassazione ci ha messo del suo a creare confusione: con la sentenza n. 11677/2017 aveva ragionato in un modo, con l’ordinanza n. 727/2021 ha corretto il tiro, precisando tra l’altro che dal coacervo donativo restano fuori le donazioni fatte nel periodo 2001-2006, quando l’imposta era stata abolita.
- L’Agenzia delle Entrate per anni ha tenuto posizioni rigide, poi con la Circolare n. 29/E del 19 ottobre 2023 si è allineata alla Cassazione: coacervo successorio archiviato, coacervo donativo confermato, franchigia che si erode al valore attuale delle donazioni pregresse.
- La riforma del 2024 (D.Lgs. 139/2024) ha chiuso il discorso scrivendolo nero su bianco nel nuovo art. 57: “valore attuale dei beni e dei diritti donati”. Game over.
Commento del Partner. Tradotto per chi non vive di codici: puoi anche provare a impostare l’atto sul valore vecchio e sperare che passi. Ma stai costruendo la tua difesa su una tesi minoritaria, contro il testo della legge, contro la circolare dell’Agenzia e contro l’ultimo orientamento della Cassazione. In un eventuale accertamento parti perdente. E ricordati che in atto dichiari tu, sotto la tua responsabilità, l’esistenza e il valore delle donazioni anteriori: se le dichiari male o le ometti, oltre all’imposta arriva la sanzione (da una a due volte la maggiore imposta dovuta, sempre art. 57). Non è il terreno giusto su cui fare i furbi.
Ma perché qualcuno ci prova lo stesso? Perché il valore storico è più basso e fa risparmiare. È umano. Ma “più basso” non vuol dire “giusto”, e l’Agenzia su questo non sconta niente.
5. Nuda proprietà e usufrutto: l’effetto tenaglia che ti aumenta il conto
Questo è il capitolo più tecnico, quindi vado piano e te lo spiego come lo spiegherei a un cliente seduto davanti.
La norma e il meccanismo. Quando doni ai figli la nuda proprietà e tieni per te l’usufrutto, stai dividendo la proprietà in due pezzi. L’usufrutto è il diritto di usare il bene e di prenderne i frutti — i dividendi, gli affitti — finché sei in vita. La nuda proprietà è il “guscio”: i figli diventano proprietari, ma il bene comincia a rendere per loro solo quando tu muori e l’usufrutto si spegne.
Quanto vale ciascuno dei due pezzi? Lo decide una tabella di Stato in base alla tua età. Più sei giovane, più a lungo godrai dell’usufrutto, più l’usufrutto vale e meno vale la nuda proprietà che doni. Più sei vecchio, più la bilancia si ribalta: l’usufrutto vale poco (ti resta poco da goderlo) e la nuda proprietà che doni vale tanto.
Un esempio per fissarlo. Con i coefficienti oggi in vigore — il prospetto allegato al D.Lgs. 139/2024, costruito sul tasso di riferimento del 2,5% (confermato anche per il 2026, nonostante il tasso legale “vero” sia sceso all’1,6%) — succede più o meno questo:
- doni a 66 anni: la nuda proprietà vale circa il 50% della piena proprietà;
- doni a 73 anni: la nuda proprietà vale circa il 65%.
Il commento del Partner, cioè l’effetto tenaglia. Adesso unisci questo capitolo al capitolo 2. Quando torni a donare e l’Agenzia rivaluta la tua vecchia donazione di nuda proprietà, non la rivaluta solo perché l’azienda è cresciuta. La rivaluta anche perché nel frattempo sei invecchiato, e quindi quella stessa nuda proprietà che avevi donato adesso pesa una fetta più grande. È una tenaglia: l’azienda cresce da una parte, tu invecchi dall’altra, e la franchigia la schiacciano in mezzo.
Sono due effetti che si moltiplicano:
- il valore dell’azienda è salito (patrimonio netto più alto → nuovo bilancio);
- la percentuale di nuda proprietà è salita (perché hai più anni → l’usufrutto che ti tieni vale di meno).
Risultato concreto: una donazione di nuda proprietà fatta a 66 anni su un’azienda che valeva tot, ricalcolata a 73 anni su un’azienda che vale il doppio, può tranquillamente valere tre o quattro volte il numero scritto nel vecchio atto. E tu, di nuovo, avevi in testa il numero vecchio.
Ma perché nessuno ci pensa? Perché l’usufrutto sembra una furbata fiscale — “dono ma resto al comando e abbasso la base imponibile” — e in parte lo è, al momento della prima donazione. Quello che sfugge è che hai solo rimandato il conto: alla seconda donazione quella nuda proprietà ti torna indietro gonfiata dall’età e dalla crescita, e si mangia la franchigia che credevi di avere.
6. Visto in Studio: due casi veri (anonimizzati)
Caso 1 — L’imprenditore che ha pagato la crescita della sua azienda
Un imprenditore del Nord, fondatore di una S.p.A. industriale di famiglia, tre figli. Nel 2019, a 66 anni, decide di iniziare il passaggio: dona ai figli la nuda proprietà di una quota del 13% circa della società, tenendosi l’usufrutto. Patrimonio netto dell’azienda a quel momento: intorno ai 25 milioni. Alla sua età la nuda proprietà vale circa la metà della piena, quindi quel 13% in nuda proprietà viene valorizzato attorno ai 500 mila euro a figlio. Tutti e tre sotto il milione di franchigia. Il notaio scrive “imposta non dovuta”. Brindisi, pacca sulla spalla, “che bravo papà”.
L’errore. Nessuno gli dice — e lui non chiede — cosa succederà la seconda volta che donerà.
Cosa succede davvero. Nel 2025 torna per completare il passaggio con una seconda donazione. Nel frattempo sono cambiate due cose, e nessuna a suo favore. Primo: l’azienda è cresciuta, il patrimonio netto è arrivato intorno ai 60 milioni. Secondo: lui ha 73 anni, quindi la nuda proprietà non vale più il 50% ma circa il 65%. Quando l’Agenzia rivaluta la donazione del 2019 — perché la legge impone il valore attuale — quel 13% in nuda proprietà non vale più 500 mila a figlio: vale circa 1,7 milioni a figlio.
La conseguenza economica. Per ciascun figlio la vecchia donazione, da sola, ha già sfondato il milione di franchigia. Margine residuo: zero. La nuova donazione — altri 50 mila a figlio circa — viene tassata interamente al 4%, dal primo euro. Conto finale: circa 6 mila euro di imposta su un’operazione che lui era convintissimo fosse gratis.
La soluzione adottata. Onestamente, qui non c’era trucco: i 6 mila si pagavano e basta, perché la quota di controllo era arrivata ai figli per altra via già esente e su questa seconda donazione non c’era nessun appiglio per non pagare. Quello che abbiamo fatto è stato dirglielo prima, mettere i 6 mila nel preventivo, evitargli la figuraccia di scoprirlo dal notaio a rogito già fissato, e ricostruirgli per iscritto perché la franchigia era sparita. Sei mila euro non sono il dramma. Il dramma è scoprirli all’ultimo minuto e non capire perché.
Caso 2 — Quello che “era sicuro di stare sotto il milione”
Altro imprenditore, una S.r.l. commerciale, due figli. Nel 2018 dona il 10% in nuda proprietà, valore dichiarato circa 400 mila a figlio. Da allora vive sereno con un’idea in testa: “Ho usato 400 mila della franchigia, me ne restano 600 mila, ho margine.”
L’errore. Ragiona col numero del 2018.
Cosa succede davvero. Nel 2025 vuole donare altri 400 mila a figlio. Facciamo i conti prima di andare dal notaio e scopriamo che la quota del 2018, rivalutata tra crescita dell’azienda ed età avanzata, oggi vale circa 800 mila a figlio. Quindi la franchigia residua non è 600 mila: è 200 mila. Sulla nuova donazione da 400 mila, 200 mila finiscono tassati al 4%.
La conseguenza economica. 8 mila euro a figlio, 16 mila euro complessivi. Non aveva esaurito la franchigia. L’aveva solo erosa. Ed è bastato.
Morale dei due casi: nel primo la franchigia è esplosa, nel secondo si è solo consumata a metà. In entrambi il conto è arrivato. La differenza tra “azzerata” ed “erosa” è interessante per noi tecnici. Per il portafoglio del cliente è la stessa cosa: paga.
7. Tre esempi numerici da impresa
Esempio A — L’azienda ferma (l’unico che dorme tranquillo). Donazione storica 300 mila, azienda che negli anni non cresce. Rivalutata oggi: ancora 300 mila circa. Franchigia residua: 700 mila. Nuova donazione 500 mila → tutta esente. Paradosso del capitolo 2: chi non ha fatto crescere niente non ha il problema.
Esempio B — L’azienda che raddoppia. Donazione storica 500 mila, patrimonio netto raddoppiato. Rivalutata: circa 1 milione. Franchigia: azzerata. Nuova donazione 200 mila → tassata tutta al 4% = 8 mila euro.
Esempio C — L’effetto tenaglia (nuda proprietà + crescita). Donazione di nuda proprietà fatta a 65 anni per 400 mila. Dieci anni dopo, a 75 anni e con l’azienda raddoppiata, quella stessa nuda proprietà vale circa 1,3 milioni (più valore d’azienda e più percentuale di nuda proprietà). Franchigia sfondata di 300 mila ancora prima di donare alcunché di nuovo. Qualsiasi nuova donazione: tassata dal primo euro.
8. Le domande che ci fanno davvero in studio
1. Se non dichiaro la vecchia donazione, chi se ne accorge? L’Agenzia. Gli atti sono registrati e tracciati. E in atto la dichiarazione la firmi tu: ometterla costa l’imposta più una sanzione da una a due volte la maggiore imposta dovuta.
2. Posso usare il valore vecchio invece di quello attuale? Puoi provarci. Ma oggi parti con il fascicolo già storto: testo di legge, prassi e riforma vanno nella direzione opposta — tutti dicono valore attuale.
3. Ho donato durante gli anni in cui non c’era l’imposta (2001-2006). Conta? No, quelle restano fuori dal coacervo. È uno dei pochi punti a tuo favore.
4. Se dono a mia moglie invece che ai figli cambia qualcosa? La franchigia coniuge è sempre 1 milione, ma è un’altra persona e un altro plafond. Spostare i beni tra coniugi per “ripulire” la posizione è un gioco che va studiato, non improvvisato.
5. Se aspetto e lascio fare alla successione? Buona notizia: in successione il coacervo è stato abolito dal 2025. I figli si riprendono le franchigie piene. Cattiva notizia: stai scommettendo sui tempi della tua vita per risparmiare imposta. E attenzione: fiscalmente è un conto; collazione, riduzione e liti tra eredi sono un altro film.
6. L’usufrutto che mi tengo abbassa l’imposta? Alla prima donazione sì. Ma stai solo rimandando: alla seconda quella nuda proprietà ti torna gonfiata dall’età.
7. Quanto vale la nuda proprietà che dono? Dipende dalla tua età e dal coefficiente di legge. Più sei vecchio, più vale la nuda proprietà che doni.
8. Conviene donare tutto in un colpo solo? Spesso sì, proprio per non innescare il coacervo su una seconda donazione con valori cresciuti. Ma va calcolato caso per caso.
9. Le quote della mia S.r.l. come si valutano? Quota proporzionale del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio pubblicato o dall’ultimo inventario regolarmente redatto, tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti (art. 16 TUS). Non il valore “che secondo te” ha l’azienda.
10. Se l’azienda è in perdita pago meno? Sì. Patrimonio netto più basso, valore più basso, meno franchigia consumata. È il rovescio amaro dell’esempio A.
11. Posso rettificare una donazione già fatta? No, quella è registrata e tassata così com’è. Si lavora su quello che fai adesso.
12. Mi conviene fare prima i conti o vado dal notaio e vedo? Fai prima i conti. Andare dal notaio “a vedere” è il modo migliore per scoprire un’imposta a rogito già fissato e fare la figura di chi non sapeva.
9. Fonti
Normativa
- Art. 56, 57 e 16 D.Lgs. 346/1990 (Testo Unico Successioni e Donazioni)
- Art. 8, comma 4, D.Lgs. 346/1990 (coacervo successorio, abrogato)
- Art. 1 D.Lgs. 18 settembre 2024, n. 139 (riforma, in vigore dal 1° gennaio 2025)
- Art. 2, commi 47-49, D.L. 262/2006 conv. in L. 286/2006 (franchigie e aliquote)
- Prospetto dei coefficienti usufrutto allegato al D.Lgs. 139/2024; DM 24 dicembre 2025 (tasso di riferimento 2,5% confermato per il 2026)
Prassi
- Circolare Agenzia delle Entrate n. 29/E del 19 ottobre 2023
- Circolare Agenzia delle Entrate sul D.Lgs. 139/2024 (2025)
Giurisprudenza
- Cass. n. 11677/2017; Cass. ord. n. 727/2021 (coacervo donativo)
- Cass. n. 24940/2016; Cass. n. 758/2019 (abrogazione implicita coacervo successorio)
Dottrina
- Consiglio Nazionale del Notariato, Studio n. 101-2024/T
10. Cosa fare domattina
Checklist operativa. Prima di firmare qualsiasi seconda donazione:
- Recupera gli atti di tutte le donazioni precedenti fatte da te a quel figlio. Non a memoria: gli atti.
- Fatti rivalutare a oggi ogni donazione pregressa — patrimonio netto dell’ultimo bilancio pubblicato (o inventario), tenendo conto dei mutamenti sopravvenuti, per le quote; coefficiente di nuda proprietà aggiornato alla tua età attuale.
- Calcola la franchigia residua vera, non quella che hai in testa. Un milione meno il valore attuale del già donato.
- Decidi prima dell’atto se la nuova donazione resta dentro, eroderà o azzererà la franchigia, e quanta imposta esce.
- Valuta se conviene accorpare invece di spalmare su più anni, prima che i valori salgano ancora.
- Controlla la dichiarazione in atto sulle donazioni anteriori: è la tua firma, è la tua responsabilità.
Consiglio finale, senza zucchero: la franchigia da un milione non è un milione che ti aspetta. È un numero che si svuota da solo mentre la tua azienda cresce e tu invecchi. Chi fa i conti prima paga il giusto. Chi va dal notaio “a vedere” paga, e pure male.



