L’ITALIA DEL 2030, io la vedo così

Vorrei parlarvi dell’Italia del 2030, quella che ci meriteremmo.

Sia inteso, sono solo un povero commercialista di provincia, posso sbagliarmi, ma ho idee e ci provo.

L’ITALIA è un grande paese e gli italiani sono amati nel 90% dei paesi esteri.

Vi chiedo, solo io vedo l’ITALIA come un grande paese con le migliori risorse ad oggi spendibili?

Abbiamo un territorio meraviglioso e ricchissimo di varietà animali, vegetali e biologiche[1], il paese con la maggiore biodiversità al mondo, si dice, le migliori culture agroalimentari del mondo, la miglior dieta, la dieta mediterranea, la miglior forma fisica media, il più grande patrimonio artistico e culturale del mondo.

Da noi si può sciare e nuotare a distanza di mezz’ora, in luoghi naturali e con panorami originali e mozzafiato, abbiamo il culto del bello e del ben fatto, siamo artisti e intellettuali, intelligenti e creativi ed abbiamo la capacità di sopravvivere e rinascere, la capacità di sorridere, la capacità di non prenderci troppo sul serio e criticarci, del miglioramento continuo come filosofia di vita ed un grande spirito di adattamento, che è la skill del presente e del futuro, e non manca certamente una buona attitudine alla sana competizione.

Si forse non abbiamo materie prime e minerali, energia e petrolio, ma quelle vanno scavate ed estratte e sarebbe un peccato rovinare un territorio così, non credete?

Invece la nostra ricchezza è pronta e va solo goduta insieme agli altri.

Da lecchese devo dire che il nostro più grande difetto naturale è la VISIONE, si alcuni l’hanno anche avuta nel passato, ma non è radicata nella nostra mentalità. Probabilmente è per colpa del territorio che ostacola la vista praticamente sempre interrotto da montagne, colline e foreste che non ci fa immaginare il futuro e guardare più avanti come capita più spesso agli italiani di mare.

Il secondo, invece a noi italiani, ci è stato indotto, volutamente, ed è il complesso di inferiorità per questo debito pubblico molto alto in continua crescita.

Proviamo ad avere VISIONE.

Comincio a provocare io e vi propongo l’ITALIA del 2030.

Prima di partire, però, mi piace citare tre frasi che mi hanno molto colpito e che resteranno sempre con me e che motivano e giustificano questo scritto:

  1. “perché scegliere la mediocrità quando hai l’eccellenza per opzione”
  2. “come puoi pensare di ottenere risultati diversi se fai sempre le stesse cose”, e l’altra ancora
  3. “meglio un cretino deciso che un genio dubbioso”

Concludendo questa introduzione, sono convinto sia meglio fare che aspettare o riflettere e che solitamente fare la cosa meno ovvia, quella non convenzionale, sia molto più redditizio.

Oggi farò il cretino deciso; rompo il ghiaccio io.


[1] L’Italia ospita oltre 7.000 differenti specie vegetali (segue il Brasile con 3.000) e 58.000 specie di animali (segue la Cina con 20.000), 1.800 vitigni spontanei d’uva (segue la Francia con 200), 997 tipi di mele (in tutto il mondo ne esistono 1.227), 1.400 tipi di grano (seguono gli USA con 6). Va sottolineata anche l’importanza della componente marina: la flora presente nei mari italiani ammonta a quasi 2.800 specie, di cui oltre 1.400 fitoplanctoniche, mentre la fauna è stimata in oltre 9.300 specie, di cui poco più di 1.000 Protozoi (AMBIETEMAREITALIA.IT) e, a tal proposito, cercare e vedere il famoso video di  Oscar Farinetti https://www.youtube.com/watch?v=Wf0B-xByAOo ).

VISIONE

Io vedo una grande Italia nel 2030/2035, la più grande nazione illuminata, capace di fare scelte, di offrire le migliori condizioni economiche per fare impresa e creare valore, basta poco, secondo me.

Se potessi decidere io, comincerei col:

Risolvere gli equivoci.

In Italia ci sono degli equivoci fondamentali e ottocenteschi che devono essere risolti altrimenti generano differenze e squilibri insopportabili.

Erano giustificati una volta dallo squilibrio dei poteri in campo allora lo Stato è intervenuto per compensare ma oggi i poteri si pareggiano, se non si sono squilibrati al contrario, e non hanno più ragione di essere.

UOMO / DONNA

Una volta, forse, le donne erano il sesso debole, oggi non lo sono più.

  1. Le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini;
  2. Gli uomini devono avere gli stessi diritti delle donne;
  3. Gli uomini e le donne devono avere gli stessi doveri;
  4. Violenza psicologica vs la violenza fisica.

LOCATORE / CONDUTTORE

Una volta i grandi proprietari terrieri e immobiliari avevano peso contrattuale sproporzionato; oggi la proprietà è diffusa e le singole persone fanno fatica a tutelare i propri diritti.

  1. Non ci può volere un anno per sfrattare chi non paga e in cambio ottenere la parcella dell’avvocato e dell’ufficiale giudiziario, quella del fabbro per ottenere la restituzione di un immobile saccheggiato e malconcio.
    Nel frattempo, l’Erario, pur non incassando il canone, vuole le “tasse”. L’incapacità dello stato di liberare la proprietà privata e le garanzie che la Legge pone a favore del conduttore devono essere sostenute dallo stato che, a mio giudizio, dovrebbe pagare i canoni arretrati al locatore fino alla liberazione dell’immobile.
    Probabilmente, pagando il conto, cercherà una soluzione legislativa per liberarlo prima;

DATORE di LAVORO / DIPENDENTE

I dipendenti hanno delle garanzie, alle quali sono giustamente abituati, ma che li fanno vivere in uno stato di diritto diverso da quello delle persone normali. Possono stare a casa, congedarsi e licenziarsi quando vogliono. Possono registrare le conversazioni col datore di lavoro.

Il professionista, commerciante, artigiano e imprenditore datore di lavoro datore non ha ferie, rol, permessi, tredicesima e quattordicesima e TFR obbligatori per legge, nessun diritto alla malattia, alla maternità per mesi (5 obbligatoria + 6 facoltativa o 5+10 se il genitore è single) perché se non va a lavorare perde il cliente e non mangia lui e la sua famiglia.

Le donne professioniste e autonome lo sanno bene perché lavorano coi figli in braccio.

Non dite che accettano il rischio per guadagnare di più del dipendente perché faccio il commercialista e il mondo lo vivo quotidianamente e riscontro che  la maggior parte dei datori di lavoro guadagna, netto, meno dei suoi dipendenti come la maggior parte degli imprenditori meno dei loro commerciali.

PUBBLICO / PRIVATO (istituzioni religiose comprese)

Se il Pubblico compete con il Privato lo deve fare senza vantaggi competitivi, altrimenti distorce le regole di concorrenza e rovina il mercato creando disequilibri ai quali dovrà rimediare

  1. Se lo Stato compete con il privato, deve pagare le imposte/tasse;
  2. Se lo Stato compete con il privato, come nella scuola o nella sanità o nelle pensioni, non può garantire stipendi più alti, maggiori diritti e dare garanzie più forti ai suoi dipendenti;
  3. Se lo Stato definisce come sanzionabile un comportamento, non può comportarsi allo stesso modo liberamente senza patire alcuna sanzione.

MINORANZE

Le minoranze hanno pari dignità. Sono fonte di ispirazione e miglioramento sociale. Devono avere uguali diritti e tutele ma gli stessi doveri e lo Stato deve rimuovere gli ostacoli alla loro realizzazione piuttosto che metterne di nuovi ostacoli o limitazioni alla maggioranza.

Hanno la sensibilità per andare contro lo status quo e promuovere il cambiamento, nel rispetto delle maggioranze e delle loro abitudini.

Il processo di cambiamento ha dei tempi che vanno rispettati e non forzati. Viceversa di creano delle fratture insanabili e comportamenti da “tifoso” del tipo “ho ragione a prescindere”.

STATO LAICO

Lo Stato rappresenta tutti.

La religione, qualunque sia, non governa e rappresenta in parte del tutto, anche se una corposa parte.

La religione si occupa dell’aldilà e non dovrebbe esercitare un potere temporale e politico. Lo Stato deve promuovere gli interessi dei cittadini senza limitare il proprio campo di azione. Le persone religiose si autolimiteranno per non contrapporsi alle proprie credenze.

Qualora le credenze incidano la vita, la dignità, la salute, il buon senso ed il sentir comune, però, dovrà intervenire per garantire la libertà di tutti e la vita/salute singola e pubblica.

La laicità dello stato non vuol dire la sua completa inconsistenza di fronte alle proposte di chicchessia nemmeno una liquidità troppo moderna piuttosto una stabilità mobile.


Risolvendo questi equivoci otterremmo un “campo gara” equo e senza rendite di posizione.
Poi, il secondo giorno, risolverei i problemi annosi quali il

DEBITO PUBBLICO

Il debito pubblico in Italia è 2,9k miliardi di euro[1]
Il risparmio italiano è pari a 5,2k miliardi di euro[2].

Non vedo il problema, onestamente.

Se avessi 3k euro di debiti in banca e oltre 5k euro sul conto corrente mi sentirei un Signore più che capiente.

Teoricamente, nessun problema.
Praticamente, invece, il problema esiste e ce lo fanno pesare.

L’Italia non riesce a fare leva: è più che utile indebitarsi, anche se molto pericoloso, ripeto molto pericoloso, quando il costo del debito è inferiore alla redditività dell’investimento.

In Italia non siamo capaci perché mentre il risparmio privato è cresciuto di 552 miliardi in 5 anni (in media dagli 80 ai 100 miliardi l’anno), non male direi, il debito pubblico sta crescendo a 20 miliardi al mese (circa 250 miliardi l’anno), ad una velocità che è più del doppio e quindi, di anno in anno, stiamo erodendo il differenziale


[1] https://www.istat.it/comunicato-stampa/notifica-dellindebitamento-netto-e-del-debito-delle-amministrazioni-pubbliche-secondo-il-trattato-di-maastricht-anni-2020-2023-2/#:~:text=A%20fine%202023%20il%20debito,di%203%2C5%20punti%20percentuali.

[2] https://www.istat.it/tag/risparmio/

PROPOSTA

Alla prossima asta dei titoli di stato italiani, ed alle successive fino ad esaurimento, diamo preferenza agli italiani piuttosto che ai governi, agli enti sovranazionali ed alle banche straniere.

Tenete conto che alle aste vengono offerti circa 10/15 miliardi di euro di titoli e ci sono richieste per 200 miliardi di euro, circa 15 volte di più[1], quindi, preferire gli italiani persone fisiche.

Usiamo il risparmio degli italiani per comprare il debito italiano.

Saremmo indipendenti e liberi.

In poco tempo, gli italiani avrebbero ripianato il debito.

Inizieremmo un CIRCOLO VIRTUOSO.

DEBITO PUBBLICO ITALIANO posseduto dagli ITALIANI, lo abbiamo garantito e coperto, primo passo fatto.


[1] https://www.ilsole24ore.com/art/caccia-btp-richieste-oltre-200-miliardi-i-tiutoli-3-e-30-anni-AGAv0ah?refresh_ce=1.


Sempre di debito si parla, però.
Sarebbe meglio ristrutturare la situazione.
Per farlo, si dovrebbe fare il budget ed applicare principi sani di economia domestica:

SPESE < ENTRATE

Certo è che se dai al ludopatico la possibilità di spendere alla bisogna ed oltre il proprio stipendio è normale aspettarsi che spenda di più di quel che guadagna.
Quindi il governo dovrebbe fare il budget e prevedere la riduzione della spesa pubblica nei punti nevralgici/critici.
Nessuno può più permettersi il lusso di sforare, tanto, mal che vada, paga pantalone con l’emissione di nuovi titoli di debito statali ad interessi usurari. 

Quindi il portafoglio va tolto dalle mani del governo che può spendere solo per quanto previsto nel budget ovvero per cose straordinarie ed impreviste se sacrifica qualcosa di straordinario già previsto.
In famiglia si fa così e le cose funzionano.

Torniamo alla formula

SPESE < ENTRATE

Per mantenere virtuosa questa formula si può lavorare queste leve:

  • Riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica;
  1. Lo stato è troppo presente nell’economia in maniera non efficiente, per usare un eufemismo. È auspicabile il suo ritiro progressivo da settori già abbondantemente presidiati e garantiti dal privato (scuola, sanità, previdenza, per evitare distorsioni e politiche di sfruttamento dell’apparato statale come la fila nella sanità pubblica, già pagata con le imposte e le tasse, che giustifica e fa accettare il “salta coda” privato con ennesimo “prelievo” per il cittadino).
  2. La sua figura ottimale è quella di regista che controlla ed interviene per incidere le distorsioni temporanee e garantire un contesto equo;
    Favorire comportamenti virtuosi piuttosto che penalizzare i comportamenti viziosi;
  • Mettere a reddito ciò che oggi non lo è o non rende abbastanza;
  • Dismissione del patrimonio anche aziendale (se non strategico) non remunerativo valorizzando strumenti come l’affitto d’azienda per 12/15 anni o della licenze o della concessioni ovviamente più che garantiti e con la possibilità di riscatto;
  • Miglior capacità di intercettare i redditi che sfuggono a tassazione[1].

Siamo tutti d’accordo se sostengo che ad ogni persona piace fare utili e non perdite ed immagino che ad ogni politico piacerebbe vantarsi di aver lasciato un incarico pubblico avendo creato ricchezza.

Vediamo le maggiori voci di spesa italiane da razionalizzare e ridurre.


[1] https://www.ricorso-tributario.it/wp-content/uploads/2015/11/studio-della-bella-tesi-stefano.pdf


PENSIONI

Sapete come funziona oggi?

Funziona come hanno sempre funzionato le rendite assicurative: tanto versi durante la tua vita lavorativa tanto riceverai quando andrai in pensione in un arco temporale statisticamente definito (ovvero oggi, nel 2024, fino agli 81 anni per gli uomini e 85 per le donne).

Il gioco è semplice: se muori prima perdi, se muori dopo vinci.

Ma queste regole valgono solo per chi ha cominciato a versare i contributi dal 1996 in poi, prima c’era un altro metodo ovvero quello reddituale che ha creato il buco previdenziale.

Secondo tale metodo, spinto da un equivoco, spero in buona fede, dei demografi che vedevano una base contributiva crescente, le pensioni si calcolavano in base allo stipendio annuale, prendono come riferimento di calcolo o solo gli ultimi, tipicamente a fine carriera erano gli anni con gli stipendi più alti, o i 5/10 anni di stipendio migliori.

Quindi, per un commercialista che andava in pensione negli anni ’80 o ’90 la pensione era calcolata sui migliori 5 anni a livello reddituale della carriera lavorativa; in pensione mantenevi il tenore di vita degli anni migliori della tua carriera fino a che passavi a miglior vita. Praticamente, si viveva meglio da pensionati, senza lavorare, INCREDIBILE!

Idem per le pensioni di tutti gli altri fino ai dipendenti pubblici che andavano in pensione troppo facilmente e velocemente.

I famosi baby pensionati, non ce ne sono stati più solo dal 1996, andavano in pensione con queste anzianità contributive:

  • 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi per le donne sposate con figli;
  • 20 anni per gli statali;
  • 25 per i dipendenti degli enti locali;

quindi, oltre a lavorare quasi 20 anni in meno di noi, hanno preso, continuano a prendere e prenderanno una pensione che è dalle 3 alle 4 volte superiore a quella che prenderemo noi, forse.

La Cassazione chiamata in merito diverse volte sul tema ha sempre parlato di diritto acquisito, tutelando il diritto del singolo, piuttosto che di equità, tutelando l’interesse collettivo.

Ma la vera beffa è che l’INPS, ma anche le casse private in genere salvo qualche rara eccezione, non ha soldi per pagare queste pensioni e sta usando i nostri contributi, quelli che versiamo oggi, per mantenere il privilegio di chi ha fatto il buco; quando arriverà il nostro momento, i nostri soldi non ci saranno più, speriamo che qualcuno li metta in futuro pro domo nostra, incrociamo le dita.

In metafora, sarebbe come entrate in un ristorante nel quale ti danno da mangiare un tozzo di pane secco e un bicchiere d’acqua del rubinetto a fronte del conto di quelli che hanno mangiato, bevuto a sbafo prima di te.

PROPOSTA

Stante il fatto che, fino ad oggi, il diritto acquisito alla pensione anticipata e con metodo reddituale sia intangibile come certificato dalla Cassazione costante, in soldoni, i soldi li continuano a prendere, mettiamogli qualche servizio a pagamento, togliamogli qualche altro privilegio, non so, facciamogli pagare il ticket sanitario maggiorato? Magari, l’IMU anche sulla prima casa? Niente detrazioni in dichiarazione dei redditi o nessun accesso a bonus fiscali? Niente assegni familiari? Non beneficio tramite ISEE?

Insomma, qualcosa va fatto per compensare questo squilibrio non più accettabile.

Non ci possono essere cittadini di serie A e di serie B davanti alla Legge nemmeno davanti alla Cassazione.


Il terzo giorno farei dei cambiamenti.

Ecco le mie proposte:

STIPENDI DEI POLITICI

Per voi sono alti, io li alzerei e non di poco!

Vi spiego il perché.

Il compenso dei CEO di aziende quotate in Borsa Italiana (il parlamento potrebbe essere un contesto paragonabile per responsabilità ed impegno, così come gli incarichi di Sindaci nelle città capoluogo e metropolitane o quelli di Presidenti delle Provincie o Regioni), che fanno la differenza nel settore privato, ammonta mediamente a circa 2,65 milioni di euro (a fronte dei 2,45 milioni del 2022), mentre la componente fissa si attesta sugli 846mila euro (contro i 938mila dell’anno precedente)[1].

Un deputato guadagna dai 50, come primo incarico, agli 80k annui[2], dopo 12 anni.

Un senatore può arrivare a 15 mila mensili[3].

Capite che un manager quotato che fa la differenza nel privato non passerebbe mai da 200k euro al mese a 15?

Gli stipendi da C-level statali sono mediamente troppo bassi per attrarre la migliore classe manageriale disponibile sul mercato viceversa sono molto attrattivi per la gente comune che farebbe carte false per ottenerli e non perderli.

La classe politica, quindi, è mediamente attraente per persone incapaci di realizzarsi pienamente nel privato e che non fanno la differenza perché privi di particolari doti.

La soluzione, soprattutto con il sistema elettorale senza preferenza come quello attuale, sarebbe ridurre drasticamente il numero dei componenti delle camere e redistribuire la spesa attuale su minori soggetti: a parità di spesa, i politici guadagnerebbero il doppio, più del doppio; così facendo, perderemmo tutta l’attuale classe politica incompetente a favore di una maggiore competizione che porterebbe verso l’alto il livello delle competenze a favore della cosa pubblica.

FIDEJUSSIONE in POLITICA

Quando fai impresa se sbagli paghi con i tuoi beni. Chi ti affida i suoi soldi (soci, banche, finanziarie, business angels, etc.) ti chiede le garanzie personali.

Chi fa politica dovrebbe firmare una fidejussione capiente.

Se il politico di turno ha beni e attivi personali con cui rispondere, molto bene, viceversa troverà uno “sponsor” privato che metta la garanzia per lui e la sua attività politica.

In uscita si fanno i calcoli: se ha creato danni ne risponde.

Ovviamente ci vorrebbero i revisori che certifichino i conti in entrate ed in uscita ma si potrebbe fare abbastanza facilmente.

Se hai creato valore, oltre al riscontro politico, potresti ottenere un bonus in denaro in uscita convertibile, secondo proporzioni e volontà del politico di continuare la carriera, in una riduzione della garanzia fidejussoria, ovvero in decine, centinaia o migliaia di voti a credito per il nuovo incarico, facendo le dovute proporzioni.

LICENZE TAXI e CONCESSIONI BALNEARI

Vanno necessariamente liberalizzate.

Mentre il mercato dei taxi va aperto, viceversa gli NCC e Uber se lo prenderanno senza permesso e a discapito dei tassisti, dello Stato e dei cittadini, le concessioni balneari vanno messe in un sistema competitivo.

Ma questo lo sappiamo tutti. Come fare è il problema

Ai tassisti possessori di licenza va dato un credito d’imposta da utilizzare nei prossimi 5 anni pari al valore di acquisto documentato della licenza.

L’hai comprata parzialmente in nero? Peggio per te.

Nei prossimi 5 anni non verserai imposte perché potrai compensarle col credito di imposta, così facendo si compensa la perdita emergente dall’apertura del mercato.

IDEM, per le concessioni balneari.

Hai fatto un piano di investimenti per migliorare lo stabilimento spendendo un sacco di soldi? Se vinci l’asta competitiva, avrai un credito di imposta pari alle spese documentate. Se perdi l’asta, mi dispiace, lo potrai utilizzare in una qualunque altra impresa a te riferibile attiva o da costituire. Finiti i 5 anni, finito il credito.

IMPRENDITORIALITÀ

Sfatare il mito castrante secondo il quale la ricchezza mondiale esistente sia finita e, pertanto, se mi arricchisco io ti impoverisci tu che è utile a generare una lotta di classe.

Non è vera e ostacola l’iniziativa imprenditoriale e la visione di quest’ultimi.

Favorire una cultura imprenditoriale creativa e non competitiva tenendo conto che tutti i nuovi ricchi, miliardari in dollari o euro, sono di prima generazione, con ciò significando che la ricchezza si crea e ricchi si diventa.

SCUOLA

  • I nostri figli vanno a scuola 6 ore al giorno, 6 giorni su 7 per 20 anni (5 elementari, 3 medie, 5 superiori, 5 università, specializzazione e master successivi).

Alla scuola, di tempo ne dedicano abbastanza direi.

Finite le 6 ore di scuola e i pomeriggi di studio, c’è la vita.

Le lezioni devono avere una durata di 40 minuti, lasciando gli ultimi 20 per il ripasso o i compiti, ovvero sfruttare le ore pomeridiane a scuola per lo studio e i compiti coi tutor.

I ragazzi dovrebbero uscire “finiti” dalla scuola per dedicarsi allo sport o ad attività extra scolastiche utili.

  • Non solo professori di ruolo ma anche “professori della vita (anziani) e d’impresa (professionisti)” capaci di far riflettere i ragazzi su tematiche ulteriori.

AUTOSTRADA

Le Autobahnen sono famose per essere tra le poche strade pubbliche al mondo senza limiti di velocità generale per autoveicoli e motocicli, invece in Italia il limite è a 130 km/h.

L’Italia è il secondo paese in Europa per incidenti dietro la Polonia.

Quindi sfatiamo il mito secondo il quale limitare la velocità riduca gli incidenti e non mettere limiti li favorisca.

Ciò detto, in Italia c’è una struttura di pagamento, verifica e controllo esistente che sarebbe un peccato perdere e/o dismettere va solo fatta rendere.

Come?

Mettiamo i tutor anche all’ingresso ed in uscita delle stazioni di servizio e rileviamo per ogni veicolo la velocità media di percorrenza della tratta, non per contestare le multe, ma delle maggiorazioni di pedaggio sulla tratta.

Mi spiego meglio, se un viaggiatore supera mediamente dai 10 a 40km/h sopra il limite (fino a 170 di media oraria, per esempio) paga il doppio della tariffa ordinaria, sopra i 40 km/h paga il triplo. Pagamento diretto ed in uscita con telepass o sistemi simili.

Facciamo un esempio, Milano-Rimini, sono 24 euro per l’andata, vai sopra i 130 di media? Paghi 48 euro in uscita col telepass, vai sopra i 170 di media? Paghi 72 euro e così via.

Cosa otterremmo in questo modo?

  • facciamo rendere meglio l’infrastruttura esistente;
  • l’italiano medio che deve pagare di più rallenta sicuramente, toccagli tutto ma non il portafoglio;
  • potremo far pagare di più chi può di più o chi ha più bisogno: i ricchi mediamente hanno macchine più prestazionali, andranno più veloci e pagheranno di più ovvero chi ha fretta e/o necessità può arrivare prima e pagherà questa possibilità volentieri;
  • riduciamo, fino ad azzerare le notifiche di multe, le contestazioni e i ricorsi presso i giudici di pace e tribunali;
  • incassi da tutti: le multe colpiscono solo alcuni di quelli che trasgrediscono, la minoranza, invece il tutor farebbe pagare tutti quelli che decidono di andare più veloci.

Le cifre sopra il corrispettivo ordinario, ovvero nell’esempio dai 24 euro in su, vanno allo Stato e non al concessionario.

TRASPORTI su GOMMA (autotreni)

Gli autotreni dovrebbero avere il divieto di trasporto diurno, dovrebbero poter circolare solo dalle 20 alle 7 di mattina.

Qualche azienda storcerebbe il naso, all’inizio, ma col magazziniere notturno sarebbe già pronta la produzione la mattina.

Le strade sarebbero finalmente libere e trafficabili di giorno. Una vettura che si muove fa più soldi di una macchina in coda e più veloci vanno più soldi si fanno.

Le strade sarebbero sempre mediamente occupate, le code sarebbero drasticamente ridotte, le autostrade sarebbero più sicure perché meno affollate e l’infrastruttura renderebbe 24 ore su 24 anziché solo di giorno.

BINGO!

SANITÀ

La salute è diritto di tutti, tutelato dalla Costituzione italiana. 

Il servizio sanitario è un sistema di strutture diffuse sul territorio che hanno lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Questo sistema non favorisce i buoni comportamenti, anzi, penalizza chi si comporta bene e favorisce chi si comporta male.

Pensiamone uno strutturato in questo modo, invece:

  • se sei normopeso, fai attività fisica un paio di volte a settimana, la sanità per te è gratis: ti comporti al meglio e mantieni uno stile di vita ottimale certificato dal tuo medico di famiglia che controlla i tuoi requisiti una volta all’anno;
  • se sei obeso, fumatore, alcolista o ti droghi, la sanità è gratuita per tutte le patologie non collegabili al tuo vizio, viceversa, per il diabete, per i problemi cardiaci, al fegato e così via, la prestazione sanitaria la paghi tu o la tua assicurazione.

Quando per assicurare queste patologie, l’assicurazione privata ti chiederà 10 mila euro all’anno, probabilmente metti via il pacchetto di sigarette definitivamente.

MERITOCRAZIA FISCALE

La meritocrazia è un sistema, caratteristico della società liberista come la nostra, di valutazione e valorizzazione degli individui, basato esclusivamente sul riconoscimento del loro merito.

Tutti lo riteniamo sano ed utile, mi sembra.

Favorisce buoni comportamenti e le migliori performances.

Allora mi spiegate perché in Italia più fai reddito più vieni maltrattato fiscalmente mentre meno ne fai, anzi se stai a casa a fare nulla ancora meglio, vieni completamente detassato fino ad essere mantenuto?

Propongo una imposizione regressiva.

Più guadagni, meno imposte paghi con aliquote regressive.

Tutti dichiarerebbero di più, maggiore gettito nelle casse dello Stato.

In un sistema come quello attuale l’evasione non è giustificata ma comprensibile.

TASSAZIONE del REDDITO LIQUIDO (monetario)

Viceversa, propongo che il prelievo tributario avvenga una volta sola, a tassi accettabili e quando chi deve pagare ha i soldi.

Lo dico perché so di cosa parlo.

Imprenditore individuale in Italia paga:

  • IRPEF 43%
  • INPS 24%
  • IRAP 3,9% e siamo al 71%

Lasciamo perdere l’effetto saldo-acconto che tutti abbiamo conosciuto quando aumentiamo l’utile/reddito tra un anno e l’altro, disastroso e fallimentare.

Avanza il 29% di quello che abbiamo guadagnato dopo un anno di lavoro, tre quarti lo abbiamo incredibilmente consegnato addirittura un anno prima con gli acconti.

Ah, per chi non lo sapesse, se si paga 364 gg prima anziché 365 si paga una sanzione del 30%, ci sanzionano per il pagamento ritardato di un acconto versato con un anno di anticipo, INCREDIBILE!

E noi lo accettiamo.

Eravamo al 29%.

Con questo dobbiamo pagare le addizionali all’IRPEF (43% di cui sopra) ai comuni e alla regione, l’IVA al 22% su tutto quello che compriamo, le accise su benzina e alcooli, i bolli e superbolli sulle auto e sulle barche, i canoni su contratti di servizio (gas, luce e acqua), l’IMU la TARI e le alte tasse comunali, l’imposta di registro, le imposte di bollo, il ticket sanitario, la scuola anche pubblica, le imposte di fabbricazione.
Dobbiamo fare la spesa, pagare l’affitto, le bollette, la macchina, le rate, i libri di scuola, etc.

Lasciamo perdere che mi intristisco.

Alla fine, da un mio calcolo veloce che evito per non deprimervi ulteriormente, rimarrebbe, ai più fortunati una capacità di risparmio di circa il 5% del reddito iniziale che investiranno in BOT o Titoli di Stato perché detassati.

Fuoriclasse, direi che siamo in presenza di uno Stato fuoriclasse.
Fessi, noi.

Detto ciò, capita spesso che venga “tassato”, tra l’altro, un reddito imponibile non monetario.

Vi faccio un esempio:

  • emetto una fattura a dicembre di 100k euro che faccio fatica ad incassare per tutto l’anno successivo. A gennaio sono già in perdita di 22k euro. Perché? Perché anche se non l’ho incassata devo versare l’IVA. Nell’anno successivo non la incasso ma dichiaro un reddito imponibile di 100K e l’erario riscuote i famosi 71 (IRPEF, INPS e IRAP) che non ho. Quindi a fronte di un reddito imponibile ipotetico di 100 ho un debito reale verso l’erario e l’INPS di 93 (71 di imposte e contributi e 22 di IVA) che devo versare puntualmente, altrimenti, il giorno seguente la scadenza, verranno maggiorati del 30%.

Il sistema quindi “tassa” il reddito economico non quello finanziario.

Risultato: non ho soldi e devo pagare le imposte e i contributi.

L’anno dopo non vendo nulla e non faccio fatture ma incasso i 100k euro della famosa fattura. Quindi, reddito economico dichiarato 0, capacità di spesa 100k, compro una macchina (è un esempio, non compro la macchina ma pago le “tasse” dell’anno prima maggiorate del 30% ma fatemi continuare nell’esempio paradossale per capire il concetto) che costa 80k. L’erario vede reddito 0 e un acquisto di 80k e mi fa il redditometro, mi chiede “ma se non hai fatto reddito, come fai a comprare una macchina da 80K? Hai fatto nero, pagami le “tasse””.

Risultato: l’erario tassa due volte lo stesso reddito, prima quello economico, poi l’espressione finanziaria di quel reddito economico.

TARTASSA.

Ovvio che così non va.

Tenete conto in ultimo e non voglio dilungarmi, su questo tema ho fatto una tesi premiata come innovativa al master in diritto tributario che ho conseguito presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze di Milano, poi, inspiegabilmente finita in un cassetto dimenticato, che un’azienda ha centinaia, se non migliaia di queste fattispecie incrociate e diventa praticamente diabolica la prova da offrire per salvarsi da un redditometro.

Io propongo la tassazione del reddito liquido[4].

Semplificando fin troppo, a fine anno scorso avevi 100k sul conto, alla fine di quest’anno ne hai 130k? Mi paghi le imposte mediante una ritenuta alla fonte fatta direttamente dalla banca con un aliquota flat del 20%. Per tutti, dipendenti e statali compresi, che guadagnerebbero il lordo non più il netto, autonomi, artigiani e commercianti, imprese e professionisti.

Si ti sento laggiù in fondo, basta spenderli prima che finisca l’anno che nessuno me li tasserebbe!

Prima di tutto devo ancora conoscere qualcuno che preferisce spendere 100 e avere 0 sul conto piuttosto che pagare 20 ma avere 80 sul conto, secondo, se li spende, qualcuno li incassa e quindi le “tasse” le paga lui, se spendi paghi l’IVA, aumentano i consumi e i redditi conseguenti innescando un circolo virtuoso per le casse erariali.

Ovvio, eliminiamo il contante, diamo un credito di imposta/franchigia/esenzione a chi porta denaro in Italia e tassiamo in uscita i denari che escono da conti italiani verso l’estero.

Se hai ancora dei dubbi sul fatto che funzioni, leggi la mia tesi, ogni fattispecie è stata trattata e risolta.
Se il tuo dubbio non è risolto nella tesi, mandamelo così lo risolvo e la aggiorno, grazie.
Tassati tutti, nella stessa misura, alla fonte, imposte più basse per tutti ma maggiore gettito per lo Stato, zero evasione.

BINGO!


[1] https://www.we-wealth.com/news/quanto-guadagnano-i-top-manager-delle-societa-quotate#:~:text=Il%20compenso%20medio%20totale%20dei,938mila%20dell’anno%20precedente).

[2] https://www.camera.it/leg17/383?conoscerelacamera=4

[3] https://www.quotidiano.net/economia/quanto-guadagna-parlamentare-stipendio-senatore-deputato-87690603

[4] https://www.ricorso-tributario.it/wp-content/uploads/2015/11/studio-della-bella-tesi-stefano.pdf


Oggi l’Italia non è uno dei contesti nel quale fare impresa, ci sono dei casi di successo economico locale e virtuoso, come i distretti per esempio, ma le regole generali appiattiscono le scelte imprenditoriali verso il pagamento delle “tasse”.

In un paese serio un imprenditore con il reddito in crescita può scegliere se investire nella propria azienda o andare in vacanza, in questo paese ideale i due soggetti, quello intraprendente e quello godereccio farebbero due carriere diverse.

L’Italia, viceversa, frustra entrambi, l’intraprendente, ed è un peccato mortale perché non riesce ad esprime il suo potenziale, e il godereccio.

Come diceva il poeta “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Il tempo è poco e non sai mai quando l’arbitro fischia la fine della partita.
Fossi in me, in voi, viaggerei leggero e vivrei ogni giorno della mia vita per fare la differenza.
L’unica cosa gratis nella vita sono le idee, nient’altro.

Quindi, “perché scegliere la mediocrità quando hai l’eccellenza per opzione”, ditemelo voi.

AVANTI TUTTA!

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