Trust, redditi e dichiarazione: quando si paga IRES o IRPEF e quali imposte si applicano

Quando una persona istituisce un trust, una delle prime domande che prima o poi emerge è sempre la stessa:
“Ma fiscalmente cosa succede?”

La risposta breve è: succede sempre qualcosa, anche quando sembra che non succeda nulla.
Un trust può non svolgere attività, non fatturare, non distribuire nulla per anni, ma dal punto di vista fiscale non è mai “invisibile”.

Questo articolo nasce proprio per fare chiarezza, senza tecnicismi inutili, su un tema che genera molta confusione:
trust, redditi, dichiarazione dei redditi, imposte, IRES o IRPEF.

L’obiettivo non è impressionare i colleghi, ma rendere il cliente consapevole di cosa deve aspettarsi, cosa deve fare e, soprattutto, cosa evitare.

Come il fisco “vede” un trust: le tre domande decisive

Per capire la fiscalità di un trust non serve partire da mille articoli di legge.
Basta rispondere bene a tre domande fondamentali

  1. Il trust è fiscalmente residente in Italia o all’estero?
  2. È un trust opaco o un trust trasparente?
  3. È un trust reale o rischia di essere considerato “interposto”

Tutta la tassazione – diretta e indiretta – discende da qui.

Trust opaco e trust trasparente: cosa significa davvero

Questa è la distinzione più importante in assoluto. Trust opaco

Un trust è opaco quando:

I beneficiari non hanno un diritto immediato e automatico ai redditi;

  • il reddito resta nel trust;
  • il trustee decide se e quando distribuire.

Fiscalmente:

  • il trust è un soggetto autonomo;
  • paga le imposte in proprio;
  • di regola paga IRES.

I beneficiari, finché non ricevono nulla, non dichiarano nulla.

Trust trasparente

Un trust è trasparente quando:

  • i beneficiari sono individuati;
  • e soprattutto hanno diritto al reddito, che viene loro imputato.

Fiscalmente:

  • il trust “passa” il reddito ai beneficiari;
  • i beneficiari dichiarano quel reddito (di solito IRPEF, come reddito di capitale).

Attenzione:

  1. non basta che nell’atto siano indicati dei beneficiari.
  2. Conta se hanno un diritto attuale al reddito, non solo un’aspettativa futura.

Trust residente in Italia: dichiarazione, redditi e IRES

Un fiscalmente residente in Italia:

  • deve presentare la dichiarazione dei redditi;
  • anche se non svolge attività;
  • anche se non incassa canoni;
  • anche se “sta fermo”.

Il modello normalmente utilizzato è il Modello Redditi SC (enti non commerciali).

Se il trust è opaco, paga IRES sul reddito prodotto.

Trust non residente (internazionale): cosa conta per l’Italia

Quando il trust è estero, l’Italia guarda soprattutto a due cose:

  • se il trust produce redditi in Italia;
  • se ci sono beneficiari residenti in Italia.

In molti casi, il problema non è tanto il trust in sé, ma cosa succede quando i beneficiari italiani ricevono attribuzioni.

Negli ultimi anni il legislatore e l’Agenzia delle Entrate hanno posto molta attenzione ai trust esteri, soprattutto per evitare che diventino strumenti di elusione.

Immobili nel trust: quando “non fanno reddito” e quando sì

Una frase ricorrente è:

“Il trust non fa redditi, possiede solo immobili.”

Dal punto di vista fiscale, però:

  • gli immobili possono produrre reddito anche se non sono locati;
  • la rendita catastale è comunque un reddito fondiario.

Quindi:

  • trust residente + immobili italiani non locati = reddito fondiario;
  • trust opaco → reddito tassato in capo al trust (IRES).

La nuda proprietà, invece, non produce reddito.

Attribuzioni ai beneficiari: reddito o patrimonio?

Qui nasce molta confusione.

Trust trasparente

Il reddito è imputato ai beneficiari prima ancora di essere distribuito.

Quindi viene tassato come reddito.

Trust opaco

Le attribuzioni possono essere:

  • distribuzione di redditi già tassati;
  • attribuzione di patrimonio;
  • o una combinazione delle due cose.

Per questo è fondamentale tenere traccia di:

  • redditi prodotti;
  • redditi tassati;
  • patrimonio originario.

Trust interposto: quando il trust non vale per il fisco

Un trust può essere perfetto dal punto di vista civilistico, ma inesistente fiscalmente se:

  • il disponente mantiene il controllo sostanziale;
  • il trustee non è realmente autonomo;
  • il trust è di fatto “reversibile” a piacere.

In questi casi, il fisco può dire:

“Il trust non conta, tassiamo direttamente la persona.”

E questo è il rischio più serio.

Monitoraggio fiscale e quadro RW: chi deve dichiarare l’estero

Se nel trust ci sono:

  • conti esteri;
  • immobili esteri;
  • partecipazioni estere;
  • polizze estere;

si pone il tema del quadro RW.

A seconda dei casi può doverlo compilare:

  • il trust;
  • il beneficiario;
  • oppure entrambi.

Non è una materia da improvvisare: prima si mappa, poi si decide.

Imposte indirette: donazioni, successioni e momento impositivo

Per anni il tema è stato controverso:

  • tassare alla dotazione?
  • tassare all’attribuzione?

Oggi il principio è più chiaro:

conta l’arricchimento effettivo del beneficiario.

La riforma del 2024 (D.Lgs. 139/2024) ha chiarito che:

  • l’imposta di donazione si applica quando i beni vengono effettivamente attribuiti;
  • non automaticamente quando entrano nel trust.

Questo ha un impatto enorme sulla pianificazione.

La vera valenza fiscale del trust: cosa aspettarsi davvero

Il trust non è uno strumento magico per non pagare imposte.

Funziona bene quando serve a:

  • proteggere;
  • organizzare;
  • pianificare nel tempo;
  • gestire passaggi generazionali complessi.

Il vero vantaggio fiscale non è quasi mai “pagare meno”, ma:

  • pagare nel momento giusto;
  • con regole chiare;
  • e con una struttura difendibile.

Q&A – le domande che i clienti fanno davvero

  1. Il trust deve sempre fare la dichiarazione dei redditi?
  2. Se non affitta immobili, paga comunque imposte?
  3. Che differenza c’è tra trust opaco e trasparente?
  4. Chi decide se un trust è opaco o trasparente?
  5. Se il trust è opaco, i beneficiari dichiarano qualcosa?
  6. Il trust paga IRES o IRPEF?
  7. Se il trust è estero ma io sono beneficiario in Italia, devo dichiarare?
  8. Cos’è il quadro RW e quando riguarda i trust?
  9. Quando si paga l’imposta di donazione su un trust?
  10. Il trust serve per risparmiare tasse?
  11. Cos’è un trust interposto e perché è pericoloso?
  12. Un trustee professionale rende il trust più sicuro?
  13. Serve una contabilità anche se il trust è “fermo”?
  14. Qual è la prima cosa da chiarire quando si ha un trust?

Riepilogo fonti essenziali

Normativa

  • Art. 73 TUIR
  • D.L. 124/2019
  • D.Lgs. 139/2024 (riforma successioni e donazioni)

Prassi

  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 34/E del 20 ottobre 2022
  • Risposte a interpello su trust e beneficiari (anni 2022–2024)

Giurisprudenza

  • Orientamenti della Corte di Cassazione sulla tassazione dei trust
  • Principio dell’arricchimento effettivo del beneficiario

Dottrina

  • Contributi professionali e commenti operativi sulla fiscalità dei trust
  • Analisi su trust opaco, trasparente e interposto

Chiusura

Il trust non è uno strumento semplice, ma può essere uno strumento molto potente se usato con consapevolezza.

La fiscalità non va subita né ignorata: va capita prima, non dopo.

dott. Stefano della Bella

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