Il nuovo Concordato Preventivo Biennale (CPB), disciplinato dal D.Lgs. 13/2024, si applica anche alle società di persone come le SNC e le SAS. In queste strutture fiscalmente trasparenti, il reddito d’impresa concordato viene imputato ai soci, come avviene ordinariamente. Tuttavia, la novità introdotta dall’imposta sostitutiva del 10% sull’incremento concordato rispetto all’anno base ha suscitato qualche dubbio interpretativo, soprattutto in relazione a chi debba effettivamente versare questa imposta. La risposta – contenuta anche nel campo 5 del modello CP1 – è chiara: l’imposta sostitutiva è versata dai soci, non dalla società.
Cos’è il CPB e chi vi può aderire
Il Concordato Preventivo Biennale è uno strumento di adempimento collaborativo con cui i contribuenti che applicano gli ISA (Indicatori Sintetici di Affidabilità fiscale) possono concordare con l’Agenzia delle Entrate un reddito fisso da dichiarare per due anni. In cambio di questo impegno, ricevono vantaggi sotto il profilo dei controlli, della certezza fiscale e – in taluni casi – della semplificazione degli obblighi.
Nel regime ordinario delle società di persone (SNC, SAS), il reddito prodotto dalla società non è tassato in capo alla stessa, ma viene imputato per trasparenza ai soci, in base alle rispettive quote di partecipazione. I soci lo tassano secondo il proprio regime personale (IRPEF o IRES).
La natura dell’imposta sostitutiva del 10%
Quando, nel CPB, il reddito concordato è superiore a quello dichiarato nell’anno base (es. 2023), è possibile optare per l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 10% su tale differenza. La funzione dell’imposta è “premiale”: se la si paga, quel maggior reddito non entrerà nella base imponibile del socio, evitando la normale tassazione IRPEF/IRES su quella quota.
Fino a poco tempo fa, si pensava che questa imposta fosse a carico della società, trattandosi di un’opzione esercitata a monte da essa. Ma un’analisi più attenta svela la verità.
Il campo 5 del modello CP1 recita chiaramente che, in caso di soggetti trasparenti (SNC/SAS):
“L’opzione è esercitata dal soggetto trasparente, ma l’imposta è versata dai singoli soci, in proporzione alla quota di utili”.
Quindi:
- La società esercita l’opzione
- I soci versano il 10% sulla loro quota dell’incremento concordato
- Tale quota di reddito non confluisce nel loro reddito imponibile IRPEF/IRES
Esempio pratico di calcolo e imputazione
- Reddito dichiarato 2023: € 40.000
- Reddito concordato 2025: € 60.000
- Differenza soggetta a imposta sostitutiva: € 20.000
- Soci: Tizio (50%), Caio (50%)
Se si esercita l’opzione:
- Tizio versa € 1.000 (10% su € 10.000)
- Caio versa € 1.000
- Entrambi non dichiarano quei € 10.000 nel loro reddito personale
Quindi:
- L’opzione per l’imposta sostitutiva nel CPB è esercitata dalla società
- L’imposta non è versata dalla società, ma dai soci
- I soci la versano pro quota, in misura pari al 10% dell’incremento
- Tale quota di reddito non entra nel loro reddito imponibile ordinario
- Se non si esercita l’opzione, l’intero reddito concordato è tassato per trasparenza come da regola generale
Nota finale: questo chiarimento impone massima attenzione nella pianificazione e nella liquidazione dei tributi, perché il rischio di errori nei versamenti è concreto. Un controllo incrociato tra modello CP1, ripartizione degli utili e gestione delle imposte sostitutive è fondamentale per evitare contestazioni future. Contattaci per non sbagliare.


